Non dimentichiamo
18 anni dopo la strage di via D’Amelio, in cui perse la vita l’eroe siciliano Paolo Borsellino, noi non dimentichiamo.
Non dimentichiamo che i “mafiosi” hanno dei nomi e dei cognomi, che lo stato è a loro assoggettato e che ogni giorno che passa con queste criminali in libertà e non in galera è un oltraggio allo Stato Italiano, quello vero, quello per cui sia Paolo Borsellino, che Giovanni Falcone, che Carlo Alberto Dalla Chiesa e tanti altri eroi troppo poco nominati hanno fatto di tutto.
Il primo passo è quello di non dimenticare, di non far si che il tempo cancelli il ricordo, la voce e le idee di queste persone.
Il secondo è quello di onorarli ogni giorno, cercando nel quotidiano di portare in alto il loro nome, applicando quanto più possibile i principi morali che ci hanno insegnato.
Il terzo, applicato solo da una ristretta minoranza, è quella di aggiornare il lessico, imparando a chiamare le cose con il loro nome.
L’organizzazione criminale che sta divorando il nostro Stato non è la mafia siciliana, è qualcosa di molto più reale, tangibile e potente, presente nei punti nevralgici del paese, dal parlamento alla capitale economica: Mocra, Milano Organizzazione Criminale e RAcket.
Proprio come ci aveva già suggerito lui, Paolo Borsellino.
Mi uccideranno – disse – ma non sarà una vendetta della mafia, la mafia non si vendica. Forse saranno mafiosi quelli che materialmente mi uccideranno, ma quelli che avranno voluto la mia morte saranno altri


