Caro gianfelice ti scrivo
Caro gianfelice, ti scrivo in risposta alle tue recenti dichiarazioni su calciopoli, o, come evincerai dal resto della mia lettera, farsopoli.
Dispiace parlare di persone che non ci sono più, ma nessuno lo sta facendo per gioco, si tratta di un processo vero e proprio in cui ognuno degli imputati si sta assumendo le proprie responsabilità, non di un sommario processo da 2 settimane come accadde nel 2006 ad opera del braccio armato della “giustizia” sportiva e del giornale rosa di milano che fomentava il popolino.
Nelle tue parole di difesa riscontro il tentativo di distrarre l’opinione pubblica dai fatti che stanno emergendo.
Da tifoso juventino ricordo però bene quanto la strumentalizzazione delle informazioni possa rivelarsi potente, arrivando persine a preparare il terreno per sommarie sentenze, dettate appunto dal sentimento popolare piuttosto che dalla presenza di elementi probatori.
Viceversa non voglio che succeda a tuo padre Giacinto Facchetti quanto successo a Luciano Moggi in quella funesta estate del 2006. Senza alcuna possibilità di contraddittorio fu in pochissimi giorni sottoposto alla gogna mediatica, rendendolo di fatto un mostro, il capo di una presunta cupola smentita dalla sentenza di primo grado del processo penale riguardante la Gea World dell’aprile 2009.
Come ben raccontato e documentato dal team ju29ro, non è importante se nella chiamata a cui lei fa riferimento, quella del 26 novembre 2004, la parola “Collina” sia pronunciata prima da Facchetti o da Bergamo.
Quello è il dito.
La luna ci racconta invece che suo padre, moratti, meani, galliani, ed altri dirigenti di altre squadre chiamavano con una certa frequenza i designatori arbitrali (Pairetto e Bergamo), il designatore degli assistenti (Mazzei), gli arbitri (de santis in particolare) e i vertici della figc, la stessa della sentenza sportiva. A volte si incontravano a cena, altre volte prima delle partite.
E queste cose non le sto scrivendo in fretta e furia per aizzare il popolino, le sto scrivendo dopo aver sentito e riletto le deposizioni dei vari testimoni implicati, nonché dopo aver ascoltato alcune delle intercettazioni che erano misteriosamente scomparse sfuggite. Nessun tifoso juventino ce l’ha con suo padre e tutti noi lo rispettiamo e sappiamo l’indubbio valore che ha dimostrato sul campo, da grande campione qual’era.
Cosa ben diversa è però quello che è accaduto nel 2006 e negli anni precedenti, come abbiano agito i mandanti e i sicari di quella farsa, farsopoli appunto.
La luna ci racconta che la difesa di Moggi ha chiesto l’acquisizione di 74 nuove intercettazioni, in cui l’inter è prima con 43 chiamate, di cui ben 41 di Facchetti.
Facchetti, all’epoca presidente dell’Inter, è il mattatore incontrastato, con 41 telefonate, più della metà delle 74: 17 con Bergamo, 10 con Pairetto, 5 con Antonio Ghirelli (segretario della FIGC), 4 con Gennaro Mazzei (designatore degli assistenti), 3 con Massimo De Santis (arbitro!), 1 con Mazzini, 1 con Lanese (presidente degli arbitri).
fonte: ju29ro, inter prima nelle intercettazioni, 43 su 74
Se però preferisce continuare a parlare del dito, mi faccia fare alcune precisazioni.
La prima: quella chiamata avviene fra suo padre che in quel momento è PRESIDENTE dell’inter e Bergamo, designatore degli arbitri, colui che doveva preparare le famose griglie. Ma non avviene d’estate sotto l’ombrellone, avviene durante il campionato, anzi, avviene 2 giorni prima della partita fra l’inter e la Juventus. Immagini cosa sarebbe successo se al posto di suo padre in quella stessa situazione ci fosse stato, che ne so, Moggi!? Quanti avrebbero guardato al dito?
La seconda: quella chiamata non è ne l’unica riguardante tale partita, ne la prima. Il 25 novembre 2004 Facchetti è al telefono con Mazzei e oltre a parlare degli assistenti, parla proprio del numero 1 degli arbitri e di come fare la griglia in vista di inter Juve di domenica sera. Riporto alcune considerazioni del team ju29ro per precisione (l’audio completo è disponibile qui):
Ma quella telefonata ci dice altro, ci dice che Facchetti, dopo aver detto “Ma vaaa… lì non devono fare sorteggi, lì devono…”, suggerisce a Mazzei l’escamotage che i designatori potrebbero mettere in atto per far in modo che l’arbitro sia “il numero 1″: “Ma sì, mettono De Santis che ha già fatto la Juve domenica e non può, mettono Rosetti che è di Torino……” . Griglia con tre arbitri e due preclusi, ovvero risultato garantito: il numero 1. Mazzei spiega che non è possibile “Devono lasciare un campo aperto almeno del 50% per quello che è scritto nel regolamento, mi sembra… dopo ne parlo con Bergamo”. Due preclusi su tre non è possibile, due su quattro sì. Ascoltatela bene quella telefonata, perché Mazzei dice che ne parlerà poco dopo con Bergamo “Sì perché mi trovo tra mezzoretta con Bergamo”.
fonte: ju29ro, Metti Collina
Detto questo spero di averla aiutata nel ricordare meglio come andarono le cose e, nonostante la ringrazi per la sua proposta di restituire lo scudetto di cartone, ci tengo a sottolineare come non si possa restituire una cosa di cui ci si è appropriati indebitatamente (e aggiungo immeritatamente visto che sul campo eravate finiti a circa 30 punti dalla Juventus capolista) e cercare allo stesso tempo di passare per onesti.
Sarebbe un gesto molto eclatante ma che avrebbe il potere di far acquisire ancora più punti alla nostra storia.
Dalle sue parole e da quelle pubblicate sul sito della squadra di cui suo padre era presidente mi pare di capire questo.
Dal dito e dalla luna però arrivano notizie diverse.
Cordialmente,
ilPestifero


[...] mi soffermo a lungo su quanto ho gia detto nella mia personale lettera al buon gianfelice, inutile ricordargli che suo padre stava parlando al telefono con il designatore degli arbitri, [...]